Lingua Vastese

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Pino Jubatti - Dialetto Vastese

Pino Jubatti ha contribuito molto alla Lingua Vastese in vari modi: Ha scritto e publicato vari libri (alcuni si trovano nel sito) ed anche il parlare tramite la televisione. Qui accanto ne vedete un esempio. Se desiderate vedere altri ne troverete tanti su YouTube.

Introduzione alla lingua vastese

Ray La Verghetta

Il nome della lingua

La lingua che si parla a Vasto si chiama Uâʃtaréule. Il nome della lingua deriva dal nome dell’area in cui si parla – lu Uâʃte  (Vasto, in Provincia di Chieti)– detto nella lingua che lì si parla . L’uso del nome risale a circa il sesto secolo dopo Cristo.

Lu Uâʃtaréule come lingua

“Lu Uâʃtaréule” non appare negli elenchi ufficiali delle lingue del mondo. Comunque, non è un semplice dialetto dell’italiano; è una lingua vera e propria. Non appare in questi elenchi perché non è ancora fatta la documentazione necessaria per farla includere. Il criterio chiave per mezzo del quale i linguisti differenziano i dialetti dalle lingue è quello della mutua intelligibilità. A base di questo criterio, la varietà vastese costituisce una lingua vera e propria perché i parlanti monolingui dell’italiano standard non riescono a capirla. È anche così per decine di altre varietà linguistiche che co-esistono con l’italiano standard sulla penisola italiana. Anche se gli italiani si riferiscono a queste varietà linguistiche come dialetti, sono in effetti lingue vere e proprie. L’uso del termine “dialetto” in questi casi è un’imprecisione linguistica che si trova anche in molto lavoro erudito e in molte altre parti del mondo. Per esempio, gli abitanti della terraferma cinese si riferiscono al Mandarino e al Cantonese come “dialetti” del cinese, anche se i linguisti sanno che sono lingue separate, a causa della mancanza della loro mutua intelligibilità. Del caso della penisola italiana, gli studiosi Laura e Giulio Lepschy scrivono, nel loro lavoro La lingua italiana: “Quando si parla di dialetti italiani, non ci si riferisce a diverse varietà di italiano: i dialetti italiani differiscono fra loro, e dalla lingua nazionale, tanto che quelli che parlano dialetti diversi possono non essere in grado di capirsi reciprocamente. I dialetti possono differire uno dall’altro tanto quanto il francese differisce dallo spagnolo, o il portoghese dal romeno, o addirittura l’italiano dall’inglese.” (1)

Dimensione Demografica

Oggi un numero sempre più decrescente di ottuagenari e nonagenari parla “lu uâʃtaréule” in modo monolingue. Un numero abbastanza ridotto di residenti settantenni lo parla in modo bilingue. Molti residenti di mezza età hanno una competenza passiva nella lingua – la possono capire ma non sono in grado di adoperarla in modo attivo o adottano una fonetica diversa da quella tradizionale. I giovani non hanno generalmente competenza di nessun tipo nella lingua.

Rapporto genetico

Lu uâʃtaréule appartiene al ramo romanzo della famiglia linguistica indo-europea. È evoluto negli anni indipendentemente dalle altre lingue romanze che si parlano in Europa (spagnolo, francese, portoghese) e anche sulla penisola italiana, come il napoletano, il veneziano, il calabrese e il piemontese. Questa varietà, come tante altre sulla penisola, non è un semplice dialetto dell’italiano, ma una vera e propria lingua.

Lu uâʃtaréule fra i “dialetti” d’italia

Sulla penisola italiana, lu uâʃtaréule appartiene al gruppo di “dialetti” centro-meridionali intermedi, ovvero: i “dialetti” abruzzesi, pugliesi settentrionali, molisani, campani e lucani. Anche se questi “dialetti” sono piuttosto diversi fra loro, ci sono alcuni tratti comuni che condividono, compresa la neutralizzazione delle vocali finali, seguita dalla loro metafonesi.

Situazione sociolinguistica: multilinguismo e contesti di uso

Lu uâʃtaréule è una delle tante lingue di origine latina sulla penisola italiana ormai in via di estinzione, dovuta all’espansione dell’italiano. Come nella maggioranza dei casi simili, c’è una stratificazione in base all’età che delinea sia l’uso che la conoscenza della lingua: i residenti anziani, quelli sugli anni ottanta e novanta, costituiscono l’unico gruppo cronologico che conosce e usa attivamente “lu uâʃtaréule. Questo gruppo può dividersi in due sub-gruppi: un numero ridotto di parlanti monolingui, che sono di solito i più anziani, ed un numero maggiore di parlanti bilingui (italiano/uâʃtaréule), generalmente ottantenni. I residenti di mezza età hanno una comprensione passiva di questa varietà linguistica: possono capirla quando l’ascoltano, ma la loro padronanza attiva è minima o non-esistente. I giovani per lo più non hanno competenza di nessun tipo della lingua originale. L’uso della lingua da parte degli anziani bilingui si può caratterizzare largamente come diglossico. Lo adoperano primariamente quando parlano in ambienti informali con famigliari, parenti, vicini di casa e conoscenti coetanei. Comunque, nelle loro interazioni con la comunità più ampia, come per esempio quando fanno spese, pagano bollette, o interagiscono con i giovani, parlano italiano.

Situazione sociolinguistica: dialetti

Non c’è mai stata una versione standardizzata di “lu uâʃtaréule”, così che non c’è mai stata una varietà ufficiale. Invece, c’erano molteplici varietà idiomatiche le cui differenze coincidevano maggiormente con i borghi ed i quartieri. In termini generali, una varietà poteva individuarsi nella zona marina, dove la pesca era il modo principale di guadagnarsi la vita.  Un’ altra varietà veniva parlata nel centro storico, pieno di botteghe artigiane, come fabbri, muratori, fornai, calzolai, ed altri.  In fine c’era una versione che caratterizzava la parlata nelle contrade dove abitavano contadini e ortolani. Queste varietà mostravano differenze fonologiche, morfologiche, ed ortografiche.

Sostrato linguistico

È molto probabile che le lingue di sostrato abbiano esercitato un influsso sulla lingua vastese, maggiormente attraverso il latino. Comunque, è anche verosimile che il vastese stesso rispecchi influssi di sostrato, indipendentemente dall’influsso sul latino. Le lingue di sostrato interessate, cioè quelle che si parlavano nell’area dell’Abruzzo prima del latino, sono quelle osche.  (2)

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Come si sa che queste lingue osche, che non sono sopravvissute, veramente esistevano e si usavano in territorio vastese? Le parole, siccome non sono che sbuffi d’aria, non durano né nel tempo né nello spazio. Quindi, non lasciano evidenze durature. Fortunatamente, però, ci sono scritti incisi su materie che durano e perciò durano anche le parole scritte su di loro.

Un esempio di questi scritti si trova al Museo Civico di Palazzo d’Avalos a Vasto: è uno scritto su una tavola bronzea in lingua osca. (3)

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 Le antiche popolazioni di lingua osca includevano gli osci, i sanniti, i lucani, i frentani, i marrucini, ed altri gruppi: (4)

 Èd è verosimilmente proprio alle loro lingue osche che si deve la presenza di /f/ intervocalica nel latino (rufus, bufo) e la tendenza all’assimilazione progressiva di nd in nn che si trova nei dialetti centro-meridionali, compreso il vastese: mundus (latino: mondo) diventa mondo in italiano ma manne in vastese. (5) È anche verosimile che alcune delle parole in vastese che non hanno parole analoghe in italiano o in latino siano state prese in prestito da una lingua osca o siano state influenzate da una tale lingua.  E poi non deve stupire che ci sono toponimi che risalgono al periodo pre-latino e che hanno la loro origine nelle lingue osche. Per esempio, la denominazione medievale di Punta Penna a Vasto era Penna di Luco, il quale rimanda all’osco luvko, che significa “bosco sacro.” (6)

Situazioni di contatto linguistico

Lu uâʃtaréule fu anche influenzato in periodi successivi da lingue con cui venne in contatto a causa di invasioni e conquiste da parte prima dei borboni (spagnoli) nel settecento e poi dei francesi (periodo napeleonico), principalmente nel ottocento. Un risultato probabile del contatto con gli spagnoli è la mancanza di avere (have) come verbo autonomo (cioè non ausiliare) nel vastese, il quale adopera tiná’ o tené’ (tenere), verosimilmente a conseguenza del contatto con lo spagnolo. E poi c’è chi ritiene che la parola puàsce (pesce) sia stata influenzata dal francese poisson. Questi sono mutamenti sarebbero tipici delle situazioni di contatto linguistico.

Il sistema dei suoni

Il sistema dei suoni della lingua vastese marca più distinzioni vocaliche dell’italiano. Per esempio, adopera una vocale anteriore, bassa, e non-arrotondata che non si usa nell’italiano (/æ/). C’è anche una vocale posteriore, bassa, e arrotondata, come il suono iniziale di uâʃtə, che non si trova nell’italiano. Poi c’è una vocale centrale, media, e non-arrotondata che non esiste nell’inventario dei suoni dell’italiano (/ə/). Finalmente, la lingua vastese adopera una serie di dittonghi che l’italiano non possiede: /aʊ/, /eʊ/, e /aɪ/.

Grammatica

Per quanto riguarda la grammatica in generale, differisce in molti aspetti da quella dell’italiano standardizzato, com’ è da aspettarsi in una lingua diversa. Cioè, non è soltanto il lessico in cui risiedono le grandi differenze fra l’italiano e il vastese, ma queste differenze sono anche nell’insieme delle regole che determinano come si formano le parole e come si combinano le parole in frasi. Il lettore interessato può consultare le opere di Luigi Anelli per vedere da più vicino come funzionano queste regole. (7)

Bibliografia

  1. La lingua italiana, Laura Lepschy e Giulio Lepschy; Bompiani, 2009, p. 10

  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Osco-umbri

  3. Frammenti di Vasto. Gianni Quagliarella, Michele Benedetti. Editrice Il Nuovo, 1997.

  4. https://it.wikipedia.org/wiki/Osco-umbri

  5. Enclicopedia Zanichelli, Edigeo, 2003. P. 1348

  6. Vasto: un profilo storico; economia, società, politica, cultura; Costantino Felice; La Ginestra Editrice, 2001, p. 12

  7. Vocabolario vastese, Luigi Anelli; Cannarsa, 1980; Fujj’ammëʃche: poesie in dialetto istoniese, Luigi Anelli; Cannarsa, 2001; Grammatica dei dialetti abruzzesi, Ernesto Giammarco, Pescara, 1958; Lessico del dialetto vastese, Tito Spinelli, Cannarsa, 2008; Manuale di conversazione vastese, Pino Jubatti, Rivista Abruzzese, 2009