Africa

Libya_East_Africa_Italian

LIBIA e AFRICA ORIENTALE ITALIANA
a cura di Paolo Calvano

Al di là del non chiaro rapporto tra il colonialismo e l’emigrazione che si sono attuati nelle nazioni africane, si possono considerare emigrati in colonia coloro che investirono capitali in alcuni progetti commerciali, ma soprattutto “quelli che si mossero portando solo se stessi e al massimo le proprie famiglie, con l’ausilio solo delle proprie braccia da lavoro o del proprio modesto titolo di studio, con i propri pochi piccoli risparmi di contadini accorti, o per investire quei pochi limitati capitali di piccoli commercianti, di micro imprenditori, spesso solo di sé e della propria famiglia.” Come dice il Lablanca “rispetto ad una storia coloniale che è stata prevalentemente storia politica, militare e diplomatica” è da approfondire “una storia dell’esperienza coloniale italiana di massa”. “Una storia a cui grandi slanci, a duro lavoro e a sincere passioni si mescolarono oppressione, sfruttamento, razzismo, in alcuni casi stermini, se non addirittura genocidi.” In ogni caso è una storia spesso dimenticata che può e deve essere recuperata solo attraverso una documentazione adeguata.
Intanto è bene stabilire che, in effetti, a fronte di milioni di italiani che il regime sventolava come bandiera per occupare un propagandistico posto al sole nella realtà furono solo centinaia di migliaia i coloni trasferitisi.

Famiglia emigranti italiana in partenza per la Libya. Genova circa 1900

Italian_emigrants_departing_genoa_circa_1900

Vediamo i numeri del fenomeno: innanzitutto sono 300.000 gli italiani partiti per l’Africa non italiana. In Libia agli inizi del secolo sono 26.000, poi diminuiti con lo scoppio della guerra del 1911-2. Con il successivo ritiro degli insediamenti verso la costa e sulle città principali (sono conteggiati in 17.000) fino ad arrivare al boom delle presenze (130.000) nel 1940. Da rimarcare la spedizione dei ventimila nel 1938-9 con lo spostamento di migliaia di famiglie di contadini per popolare comunità agricole di nuova costruzione.
In Eritrea fino al 1935 sono solo 4-5.000. In Etiopia (e nel Corno d’Africa nel suo insieme) si parla di 150.000 – 300.000 nel 1940.
Significativo l’apporto degli italiani nelle colonie francesi e inglesi del Mediterraneo. Nel 1925 sono presenti in Africa poco meno di 200.000 lavoratori italiani, legati alle mutevoli condizioni del mercato di lavoro internazionale e indipendenti da fattori politici, così suddivisi: Algeria (28.000), Egitto (49.000), Tunisia (97.000) e Marocco (10.000). Si può quindi parlare di una consistente emigrazione coloniale degli italiani che mentre tocca in modo significativo le coste del Mediterraneo interagisce in minor quantità anche con l’Africa nera. Nelle colonie dell’Africa australe arrivano, senza fare comunità, intraprendenti investitori, tecnici esperti, umili operai, ascetici missionari e i soliti avventurosi o avventurieri. Particolare l’apporto degli ufficiali che ottengono di prestare servizio, in genere dopo aver combattuto in Eritrea, presso l’amministrazione in Congo del Re del Belgio. Ultimo e definitivo gruppo di migranti è rappresentato da quello dei soldati di leva che accettano di combattere e di mantenere il controllo militare delle colonie degli stati europei in Africa.

Emigranti italiani salutati dal governatore Italo Balbo. Libia tardi anni '30.

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