Medioevo

Con la decadenza dell’Impero romano, la nostra città subì per quasi due secoli le invasioni barbariche che si succedettero nella conquista d’Italia, finchè nel 589 venne a far parte del Ducato Longobardo di Benevento.

Nel 774 Grimoaldo, figlio di Arichi, duca di Benevento, costringe Carlo Magno a spedirgli contro Pipino, con un formidabile esercito. Pipino che entrò nel Ducato e dopo aver saccheggiato Chieti ed Ortona e rovinata Buca distrusse Histonium. L’assedio lo dirigeva il capitano Aymone di Dordona, il quale, irritato per l’ostinata difesa di questa terra, la prese d’assalto, la saccheggiò prima e poi la incendiò. E fu così che Istonio, dopo tanti secoli di vita gloriosa, per la ferocia dei Franchi, scomparve dal numero dei Comuni.

In un secondo momento, Pipino, dopo la conquista del ducato di Benevento, non potendo premiare i suoi soldati e capitani con il denaro, affidò loro dei feudi, dei quali alcuni concesse in Contee, altri in Guastaldie. (5)

Pipino, memore della rovinata città d’Histonium, l’assegnò in Gastaldato ad Aymone di Dordona, il quale, attratto dall’amenità del posto, cominciò a ricostruire la città che fu chiamata Guasto Aymone.

Restaurate le costruzioni, sorsero altri edifici per congiungere i due borghi (Guasto Aymone e Guasto Gisone) formando un’unica città. Difatti, Buccio (o Buzio) di Alvappario, regio cancelliere e sindaco della Terra di Guasto Aymone supplicò a nome suo e della comunità Carlo III di Durazzo, affinché Guasto Gisone fosse unito a Guasto Aymone, inviando insieme alla supplica 600 fiorini d’oro. Il re acconsentì all’altrui desiderio, e ne spedì diploma ricordando prima la fedeltà degli uomini della terra di Guasto Aymone e poi le inquietudini ed i contrasti. Dichiarò che Guasto Gisone insieme agli uomini, e alle terre coltivate e non, rimanessero sempre uniti a Guasto Aymone, formando con esso una sola cosa, e, pagando ogni anno le tasse dovute. Dispose ancora che, agli uomini di Guasto Gisone non fosse negato di abitare nella terra di Guasto Aymone e viceversa, e, proibì che questa unione un domani si potesse sciogliere.

Tra gli avvenimenti più importanti di questo periodo sono da ricordare: il passaggio dell’Imperatore Enrico III nel 1047; dell’Imperatore di Germania Lotario nel 1136 e la sosta che fede nella nostra città il Papa Alessandro III dal 7 febbraio al 7 marzo 1177.

Dal secolo IX al XIV, le vicende di Vasto rispecchiarono tutte le traversie subite dai paesi e dalle città dell’Italia meridionale, per questo essa passò da un padrone all’altro. Nel 1269 la città fu sotto la giurisdizione dei monaci Benedettini di San Giovanni in Venere, quindi Carlo I d’Angiò la diede in feudo (6) a Tommaso Fasanella. Nel 1273 passò a Guglielmo Scillata e, di feudatario in feudatario, fino al 1346, allorché la regina Giovanna tolse il feudo a Raimondo Caldora per darlo alla sorella Maria e morta costei nel 1366 la nostra terra venne a far parte del Regio Demanio del Regno di Napoli.

Dal 1400 al 1414 la nostra città fu sottomessa a Ladislao di Durazzo, al quale seguì Giovanna II che la diede in feudo a Giacomo Caldora, celebre capitano di ventura che all’assedio di L’Aquila riuscì a fare prigioniero il famosissimo Braccio da Montone.

A questo valoroso Capitano si deve la costruzione del “Castello”, della “Torre di Bassano”, della “Torre di Amante”, della “Torre di Diomede”. Con possenti fortificazioni, munite di 66 pezzi di artiglieria, il figlio di Giacomo, Antonio Caldora, poté nel 1464, sostenere un assedio di 40 giorni contro le truppe di Ferdinando I.

5. Da Gastaldo = amministratore dei bene del re.

6. Il feudo era il territorio pubblico che il Sovrano concedeva ai suoi vassalli per rimunerarli dei servizi resi o sui meriti acquisiti verso la Corona. Condizione essenziale, nella concessione del feudo, era l’obbligo della fedeltà.

Renata D’Ardes

I feudi dell'agro vastese prima del 1417

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Il Castello e le adiacenze nel 1464

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